In ricordo di Cosimo Cristina

“Ucciso l’uomo bisogna cancellare il ricordo della sua opera, perché la si scordi per sempre, perché la si cancelli per sempre dalla memoria. Bisogna mascariare la sua personalità pubblica e privata”: queste le parole del giornalista Calogero Giuffrida quando tratta il delitto di mafia di Paolo Bongiorno!

Perché la mafia non ha ucciso “solo” le persone, i giornalisti, i sindacalisti, i magistrati, le forze dell’ordine, ma ha voluto annientare la memoria. Cosa che non possiamo ASSOLUTAMENTE permettere, perché senza la memoria non possiamo esistere, non siamo nulla!

La lezione di Cosimo Cristina, non con le parole, non con la stampa, non con la notorietà, ma con la vita è passata al futuro e non potrà mai passare sotto silenzio, perché “senza peli” sulla lingua ha avuto il coraggio della verità, da uomo onesto, coerente e impegnato nel recidere i tentacoli della malavita.

Chi oggi vuole diventare giornalista (in quest’aula magari ce ne sono già alcuni) non può che seguire le orme di Cosimo Cristina per il suo metodo rigoroso e scientifico: nonostante l’infamia delle querele, oggi possiamo dire che tante delle sue ipotesi non erano certamente senza fondamento…perché scrivere e testimoniare la verità non è semplicemente un’occupazione, ma è “il mestiere di vivere” (per usare una citazione).

Indagare, cercare, inseguire, curiosare erano le sue strategie perché aveva il sogno di poter combattere la malavita con la sola arma della sua penna. Ecco perché ricordare oggi Cosimo Cristina, perché almeno uno di questi ragazzi possa imitarlo sulla strada del vero giornalismo d’inchiesta: oggi potrebbe nascere un altro “Prospettive siciliane”, capace di combattere ogni forma di abuso e corruzione.

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