Facciamo il punto sulla vertenza Blutec ad Ottobre 2018

Da un incontro all’altro… Oramai da anni prosegue l’andirivieni da Roma. Sindacati, istituzioni locali e regionali si sono avvicendati ai tavoli ministeriali. Almeno 5 o 6 ministri, viceministri e sottosegretari hanno promosso incontri per assicurare il rilancio industriale di Termini Imerese e la rioccupazione delle tute blu della Fiat (oggi Fca) e delle aziende dell’indotto diretto ed indiretto.

Per avere un quadro reale dello stato della vertenza basta leggere i comunicati e le dichiarazioni di Fiom, Fim ed Uilm che erano presenti all’incontro.

Eccovi i link👇🏼👇🏼👇🏼

FIOM -> http://www.fiom-cgil.it/web/stampa-e-relazioni-esterne/termini-imerese-fiom-riapriamo-la-vertenza-blutec-con-il-governo-al-lavoro-per-nuove-soluzioni

FIM -> http://www.fim-cisl.it/2018/10/04/blutec-fim-servono-garanzie-per-la-rioccupazione-e-per-il-progetto/

UILM -> http://www.uilm.it/upload/contenuti/10915/20181004_Blutec%20dichiarazione%20di%20Ficco.pdf

Ritornano a casa con la prospettiva della proroga della cassa integrazione per gli anni a venire. Resta da capire come si contempereranno le attese dei lavoratori ex Fiat con quelli dell’indotto diretto ed indiretto.

Hanno strumentazioni, interlocuzioni e scadenze diverse. Vedremo!

Ma comunque dando per buono il prosieguo degli ammortizzatori sociali resta un problema: Blutec (stando così le cose) è inadeguata per assicurare il reimpiego di tutti i lavoratori ed è in balia di Fca che alterna periodi positivi nei quali sembra sul punto di affidare importanti commesse a Blutec ed altri bui nei quali sembra che non ci sia lavoro per lo stabilimento di Termini Imerese.

Se questa è la situazione – forti degli accordi sottoscritti al Mise e delle promesse assunte dai vari governi che si sono succeduti nel corso del tempo – non resta che tornare a Palazzo Chigi e far riaccomodare il nuovo ad di Fca.

C’è una clausola degli accordi sottoscritti al Mise da far valere: lo stabilimento siciliano è passato gratuitamente nelle mani della famiglia Ginatta a condizione che assicurasse il reimpiego di tutti i lavoratori.

E se questo non succede (e purtroppo sono ad ora non è successo) lo stabilimento ritorna nella disponibilità del Lingotto così come la sorte di tutti i lavoratori.

Tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare.

Non è scontato ma, in atto, è l’unica strada possibile da perseguire. E quindi bisogna provare a ricercare la massima sinergia possibile tra lavoratori, sindacati, istituzioni e comunità per centrare questo unico obiettivo possibile.

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