Coronavirus, ci sputano in faccia e ci fanno l’elemosina

Ci sputano addosso. Chiudono le frontiere, cancellano prenotazioni. Boicottano i nostri prodotti. E noi cosa facciamo? Col cappello in mano, andiamo a chiedere l’elemosina a Bruxelles, per indebitarci ancora di più. Parlo del coronavirus. Ma non dal punto di vista sanitario. Qualche economista ha già fatto i conti di quanto costerà al Paese questa “quarantena”.

Parliamo di una cifra che nella migliore delle ipotesi non sarà inferiore ai 35 miliardi. E deve andare tutto bene. Perché se l’emergenza dovesse continuare per altri 15 giorni, il conto potrebbe facilmente raddoppiare. Nel mondo globale, le interconnessioni sono fondamentali. Colpite al cuore le tre regioni che sono le locomotive del Paese, rispetto al Pil, il treno Italia è fermo in direzione di un binario morto, perché le catene dei rifornimenti e, soprattutto la domanda interna, sono ai livelli minimi.

Estendere il debito pubblico con i 3.8 miliardi di euro indicati dal ministro dell’Economia, non servirà a nulla, se non ad inasprire i rapporti tra la gente comune ed il mondo del potere politico, mai come oggi distante da quel che accade nella vita quotidiana. So di essere impopolare, ma l’Europa non ci è amica. Basta leggere le copertine dei giornali stranieri, basta tenere a mente l’embargo mediatico contro tutto ciò che è Italia.

Basta riflettere su ciò che ieri è stato celebrato a Bruxelles: mentre in Italia si muore e le aziende chiudono, è stata celebrata l’ennesima pantomima nel segno di Greta Thunberg. Pagliacci, è il grido che viene dal cuore. Non che la nostra classe politica sia da meno. Da settimane abbiamo inaugurato una nuova modalità: l’emergenza a singhiozzo. Un giorno siamo spacciati, l’altro ce la caveremo. Siamo alla seconda tornata di stop alle scuole. Con tutto ciò che significa per le famiglie.

Le cose sono due: o l’emergenza è veramente grave ed allora i provvedimenti si sarebbero dovuti prendere in modalità draconiana già da tempo, oppure si brancola ancora nel buio e non si sa quali pesci prendere. Molti si affidano allo stellone italico, quella buona sorte che un pó da sempre ci tutela quasi siamo immersi fino alla gola nella melma. Ma questa volta potrebbe non bastare. Perché chi ci guida tende a scaricare le colpe sugli anelli deboli. Ed è disgustoso immaginare che l’uomo al comando abbia messo all’indice gente che lavora senza sosta per salvare vite umane: i medici e gli infermieri di Codogno. E’ quello che è successo.

Non ci saranno governi di unità nazionale, non ci saranno crisi. Anche perché non credo esista al mondo, un politico votato alla martirologia. Quindi ci teniamo il poco che c’è e si naviga a vista. E per chi come me ha fede, non resta che la preghiera.

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